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Mari Bi

Il Topolino Di Campagna

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  1. 2. Piaciuta la Fiaba?

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Il villaggio di totopoli era, a detta di tutti, la più laboriosa e attiva comunità di tutta la regione ed era popolato da topolini campagnoli.

I suoi abitanti erano degli instancabili lavoratori e vivevano della raccolta delle noci, nocciole, frumento, granturco e bacche.

Passavano le giornate a raccogliere cibo per le provviste invernali che custodivano in grandi magazzini e nelle loro strane ma graziose abitazioni.

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In una di queste casette abitava Cleto, un topolino bruno tanto grazioso, ma pigro e sfaticato. A suo parere il modo migliore di passare il tempo era quello di sdraiarsi all'ombra di un albero, dondolandosi pigramente sulla sua amaca, vicino a casa. "Casa" si fa per dire poiché Cleto abitava in un vecchio cappello abbandonato da tempo e che aveva suddiviso in tre simpatiche camerette tra cui una cucina, fornita di un caminetto sul quale spesso faceva scoppiettare dei profumati chicchi di granturco.

Quel brontolone si lamentava sempre di tutto; la sveglia era data troppo presto le giornate diventavano lunghe con un lavoro così faticoso e massacrante.

In città le cose andavano certamente meglio, lo aveva sentito dire da molti.

Anche quella mattina, come al solito, Cleto era in ritardo e i suoi compagni di lavoro dovettero aspettare pazientemente davanti alla sua casa prima che il signorino si decidesse di comparire, naturalmente ancora in pigiama.

<< Cleto si fa tardi >> protestavano i compagni, << Dobbiamo recarci al lavoro; c'è anche la legna da raccogliere oggi, è mai possibile che ogni giorno si ripeta la stessa storia? >>

<< Arrivo, arrivo>> diceva Cleto. << Sono solo le dieci ed abbiamo tutto il giorno per lavorare>>. Finalmente riuscì a mettersi in fila, brontolando che doveva pur esistere un posto dove nessuno fosse costretto a lavorare (e a simili levatacce) per campare. Sognava cibi succulenti, letti morbidi e pensava ai topolini più fortunati andati ad abitare in città, quando...

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<< Cip, cip>> un uccellino lo riportò alla realtà. << Beato te! >> pensò Cleto.

<<Puoi andare dove vuoi, posarti dove ti pare e trovare sempre il cibo pronto>>.

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Quel giorno era stata decisa la raccolta delle nocciole.

L'inverno non era molto lontano e i previdenti topolini cercavano di accumulare la maggiore quantità di cibo possibile.

Si dividevano a coppie e lavoravano senza interruzione tutto il giorno di buona lena.

Uno raccoglieva le nocciole e le passava all'altro che le riponeva in un piccolo ma resistente sacco.

Cleto lavorava e brontolava, brontolava e lavorava ma molto lentamente.

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La sera stessa, seduto davanti alla immancabile patata, che il cuoco del villaggio cucinava per tutta la comunità, Cleto pensava amaramente: << Ecco cosa si guadagna dopo una giornata di lavoro, un tubero bollito e un bicchiere d'acqua. Qui bisogna fare qualcosa. Oggi ho trasportato già dieci sacchi di nocciole e non me ne hanno fatta assaggiare nemmeno una quegli spilorci dei miei compagni. Va bene risparmiare ma finirò per odiare le patate e tutti i loro simili.

Improvvisamente gli venne un'idea formidabile. Allontanò da sé l'odiosa patata, prese carta e penna e scrisse una lunga lettera al cugino Orazio che da qualche anno abitava in città. Poi corse da Cu-cu pregando di recapitarla.

Da quel momento iniziò per Cleto la lunga attesa della risposta di suo cugino Orazio. Il giorno dopo, come ogni giovedì, essendo vacanza, i nostri topolini si erano dati appuntamento allo stagno nelle vicinanze di casa. Con piccole barchette improvvisate si divertivano un mondo a spruzzare acqua da tutte le parti e a tuffarsi con i loro costumi multicolori.

Cleto, dopo aver fatto un giretto in barca, si appartò con i suoi pensieri all'ombra di un grosso salice. << Ehi! Cleto, vieni a fare una nuotata anche tu >> dicevano i suoi compagni.

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<< Non vorrai per caso restare a dormire tutto il giorno come un vecchio ghiro? >>

Ma Cleto non li udiva nemmeno, il suo pensiero era costantemente rivolto al cugino Orazio e al postino Cu-cu che non arrivava mai.

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Una mattina tutto il villaggio fu svegliato dagli squittii di gioia di Cleto. Il postino Cu-cu gli aveva portato una lettera; la famosa lettera che aveva tanto atteso. C'era anche una piccola cartina con il tracciato che avrebbe dovuto seguire per raggiungere suo cugino. Non riuscì a capirci molto, ma l'essenziale era che Orazio l'aspettava promettendogli una festosa accoglienza. Cleto era tanto felice che con un abbraccio tolse al povero Cu-cu un ciuffo di penne.

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Ormai non stava più nella pelle dalla gioia, correva da una casa all'altra comunicando a tutti che sarebbe partito per non tornare mai più.

E così, dopo aver radunato la sua roba, in una foglia di vite, imboccò il ponticello che separava Totopoli dal resto del mondo. Camminava impettito degnando appena un'occhiata ai compagni invidiosi della sua fortuna. Il sogno di Cleto si avverava; oltre la collina lo attendeva la grande città.

Non si era mai allontanato tanto da casa e trovava tutto bello e divertente: salutava gioiosamente gli animaletti che incontrava, raccontando a tutti la storia del suo viaggio e assicurandosi che la direzione da lui presa fosse quella giusta.

Cammina,cammina improvvisamente capì di essere arrivato alla periferia della città. In lontananza si vedevano dei cubi enormi che arrivavano fino al cielo.

Intuì che quelle dovevano essere le abitazioni degli uomini e, per la prima volta nella giornata, perse il suo buon umore. << Ed ora? >> disse ad alta voce. << Come farò a trovare l'abitazione di Orazio? >>

A toglierlo d'impiccio fu un vecchio topo fruttivendolo che fortunatamente si era fermato per riposarsi. << Credo di poterti essere utile >> Disse. << Quella strada la percorro tutti i giorni e so benissimo di chi stai parlando. >>

E gli indicò la via che doveva seguire.

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Cleto si trovò cosi in un tubo lungo e nero che, per intenderci, altro non era che la fognatura della città. Però non erano dello stesso parere alcuni strani tipi ai quali chiese informazioni: per loro era una meravigliosa metropolitana, anche se non c'erano treni. E infatti...

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...dopo quasi due ore di zampettante viaggio sotto terra, Cleto potè finalmente uscire all'aperto e riabbracciare, stanco ma felice, il suo caro cugino Orazio.

Senza perdere tempo, dopo un rapido scambio di notizie e una breve visita alla casa, i due cugini si misero a tavola dando inizio ad uno dei più imponenti e pantagruelici banchetti che si fossero mai visti a memoria di topo.

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Cominciarono con l'aragosta, che per la verità era solo un piccolo gambero di mare: poi il pranzo continuò in un altro locale dove facevano bella mostra di sè alcune salsicce,formaggi, e dolciumi in quantità. Bastava allungare le zampine.

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<< Vedi quella bottiglia? Non devi fare altro che rimuovere il tappo dolcemente ed uscirà da solo, poi lo champagne scorrerà a fiumi. Attento però a non berne troppo altrimenti la tua testolina girerà come una trottola>>.

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La gioia di quelle indimenticabile pranzo fu interrotta da un'agghiacciante miagolio. Orazio fece appena in tempo ad afferrare Cleto per una zampa e trascinarselo su per le scale della cantina, prima, dell'appartamento poi, ed infine per quelle del solaio dove Orazio aveva un piccolo rifugio a prova di... gatto. Erano pochi centimetri di spazio per starsene al sicuro. Il povero Cleto era madido di sudore e le gambe gli tremavano dalla paura. << Santo cielo, Orazio, chi è quel mostruoso animale?>> << Non ti preoccupare>> rispose il cugino. << Questi sono fatti di ogni giorno è solo un grosso gattone che si chiama Briscola e che non si stanca di darmi la caccia ma... con scarsi risultati, come vedi.

Cleto, per niente rassicurato, osservava tremante il muso dell'animale che, essendo beffato ancora una volta, si accontentava di occhieggiare imponente attraverso un buco praticato nel muro. << Vedi?>> diceva Orazio. E' lui il guardiano di tutto quello che abbiamo mangiato e non gli manca niente, ma chi sa perchè sembra il suo cibo preferito siano i topolini giovani teneri come noi.

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A Cleto non garbava molto quella situazione e cominciava a pentirsi di aver abbandonato la sua tranquilla casa di campagna e i suoi amici: se non altro a Totopoli non si correva il rischio di essere divorati ogni cinque minuti.

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Come se non bastasse Orazio continuò: << Pensa che una volta sono rimasto qui prigioniero più di una settimana, senza cibo e acqua, e quel maledetto gatto sempre la fuori. Da quel giorno ho pensato di lasciare qui un mazzo di carte per fare dei solitari. Per fortuna oggi ci sei anche tu e potremmo fare una partitina, il tempo passerà più in fretta>>.

Cleto pensava per giocare una partita a carte poteva restare benissimo al suo paese dove non c'erano gatti a spiarlo mentre giocava. << Comunque stai tranquillo>> diceva Orazio. << Sono certo che prima di notte usciremo di qui.

Durante quella interminabile partita, il gatto continuò a tenere d'occhio i due topolini sempre con la speranza di vederli uscire e poter finalmente fare una bella scorpacciata. Improvvisamente l'assedio fu tolto.

Dalla sommità della scala una voce femminile chiamò: << Briscola, vieni, vieni Briscola>>. Il gatto inarcò la schiena e segnalò la sua presenza con un miagolio.

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<< Questa è la padrona cicciona che chiama Briscola, zitto! >> << Micio, micio dove sei?>> si sentiva dire. Poi la voce continuava. << Vieni, vieni vedrai che riusciremo ad acchiapparli quei brutti topolini >>. A Cleto non andava molto di essere chiamato "brutto" da una persona che nemmeno conosceva, ma si rimise in ascolto.

<< Ora >> diceva la cicciona, << prepareremo a quei birbanti un piattino prelibato. Metteremo questo delizioso pezzo di caccio nella trappola. Ecco fatto. Andiamo, Briscola. Domani sera a cena avrai dei teneri topolini. >>

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Quando gatto e padrona decisero di andarsene e il silenzio si fece assoluto, con molta cautela Orazio diede il segnale di via libera, non dimenticando di mettere in guardia il povero Cleto da quell'orribile ordigno di guerra, volgarmente chiamato trappola per topi.

Cleto, che dopo tutte quelle ore di prigionia sentiva un certo languorino allo stomaco e avrebbe volentieri divorato quel pezzetto di formaggio, si mise ad urlare disperato: << Basta, portarmi via di qui, voglio tornare a casa alla quieta dei campi. Questa città è abitata da cannibali! >>

Orazio era molto avvilito per la decisione presa da Cleto, ma vedendolo così deciso a riprendere nel più breve tempo possibile la strada per Totopoli, a malincuore lo accompagnò attraverso il tetto da dove partiva la grondaia.

Si lasciarono scivolare rapidamente lungo il tubo, raggiungendo il giardino della casa. << Tu sei pazzo >> diceva Cleto. << Questa non è vita, io torno in campagna a costo di mangiare patate per un anno intero.

Orazio non poteva dargli torto, ma ormai quella era la sua vita e cambiarla gli sembrava molto difficile. Aveva fatto appena in tempo ad indicare la strada a Cleto, che Pippo, il cane, fece la sua apparizione tra l'erba alta del giardino seminando il panico tra i due cugini che non ebbero nemmeno il tempo di salutarsi.

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Per fortuna Pippo decise di rincorrere Orazio lasciando così a Cleto il tempo di guadagnare la fognatura... volevo dire la metropolitana della città.

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cosi si ritrovò in quel cunicolo buio, mentre il cuoricino gli batteva forte forte. Quella fu l'ultima volta che vide Orazio.

Quando gli occhi si abituarono all'oscurità riuscì a vedere di nuovo quegli strani tipi con chitarre che suonavano strane melodie, ma nessuno gli diede retta. Cammina, cammina si imbatté in un topolino che se ne stava seduto in mobile tra due mozziconi di candela accesi. << Scusi >> disse Cleto. << Saprebbe indicarmi la strada più breve per arrivare al villaggio di Totopoli?>>

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<< Ti conviene partire via acqua, per via terra impiegheresti più tempo >>.

Cleto ringraziò e in attesa dell'alba schiacciò un pisolino lo svegliarono le prime imbarcazioni provenienti dai mercati generali. Senza perdere tempo saltò sulla prima cassetta che gli capitò a tiro.

A rendere meno monotono il viaggio ci pensò un piccolo bruco chiacchierone. << Fai bene a ritornare in campagna >> diceva. << Io sono un bruco di farfalla cavolaia e questa è la mia cassa e il mio cibo. Gli uomini raccolgono i cavoli ma ne gettano via la metà quando si accorgono che viene mangiata da me. Così questo è il terzo viaggio che faccio: ora dovrò trovarmi un'altro cavolo dove abitare in attesa di diventare una farfalla.

Improvvisamente a una svolta apparve la luce del giorno: il viaggio era finito e i due si salutarono. Cleto, riconoscendo subito quei luoghi a lui familiari infilò di corsa il sentiero che doveva riportarlo a casa: l'aria era fredda e la neve non poteva tardare.

I suoi amici furono felicissimi di vederlo e quella sera lo tempestarono di domande fino a tardi. Vi assicuro che da quel giorno, sentendo il racconto di Cleto, nessun topolino di campagna desiderò di andare a passare il resto dei suoi giorni in città.

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Quella notte Cleto sognò gatti, trappole, tappi di champagne e cani. Si svegliava di soprassalto ma poi si riaddormentava felice di ritrovarsi di nuovo a casa; una piccola casa fatta di un semplice cappelluccio di panno. Fuori nevicava.

Sono passati molti anni da quegli avvenimenti, ma ancora oggi sull'uscio della sua buffa abitazione accoccolato su di una poltrona a dondolo costruita con rami di nocciolo c'è un piccolo topolino che con la voce sottile canta: << Sono un topo di campagna per gli amici sono Cleto ed a tutti do consigli bisbigliandoli in segreto. Chi vuol vivere felice senza pane e senza affanni, venga vivere in campagna per campare almen cent'anni.

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(LE FATE RACCONTANO LE FIABE PIU' BELLE; JEAN DE LA FONTAINE)

Edited by Mari Bi.

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Mi scuso in anticipo se ci dovrebbe essere qualche errore ma il racconto era lunghissimo e ogni tanto andavo in confusione!

ps: Non sento più dita =) Spero che vi sia piaciuta cmq! L'ho presa dal mio vecchio libro di quando ero piccina =)

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è troppo carina :wub: ha anche la sua bella morale ^_^ e i disegni sono davvero belli!!! :D cmq nn l'ho mai sentita .-. ho letto molte fiabe dello stesso scrittore :D

Edited by medy

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che bella!!!

mi ricorda la mia infanzia.. devo ancora avere da qualche parte quel libro.. le immagini sono uguali..

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ma che bella favola ! l'ho riletta con piacere anche se già la conoscevo :P

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Di niente =) io mi diverto a postare fiabe che trovo nei miei vecchi libri =) Ogni tanto è anche un piacere tornare e darci un'occhiata =)

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